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Questa voce è stata curata da Elena Fava e Francesca Ajello







Nozione

I contributi rappresentano le quote della retribuzione (nel caso di rapporti di lavoro subordinato) o del reddito di lavoro (nel caso del lavoro autonomo, in collaborazione o associato) destinate al finanziamento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali previste dalla legge.

Il loro versamento è, di norma, obbligatorio: l’onere contributivo sorge generalmente all’avvio di una qualunque attività lavorativa, ovvero al verificarsi delle ulteriori condizioni previste dalla legge.
La loro riscossione, unitamente all’erogazione delle prestazioni ed al controllo della corretta applicazione delle norme, è affidata agli enti di previdenza.

I contributi si possono classificare in due differenti tipologie:
  • contributi previdenziali: versamenti obbligatori effettuati dal datore di lavoro nei confronti dell’ente previdenziale (Inps per settore privato; Inpdap per settore pubblico) al fine di ottenere la prestazione pensionistica;
  • contributi assistenziali: versamenti effettuati all’Inps o all’Inail, al fine di ottenere una copertura dei rischi legati agli infortuni e alle malattie professionali, all’invalidità, malattia.

L’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato, determina automaticamente l’insorgenza del corrispondente rapporto contributivo – assicurativo.
Nello specifico, l’onere contributivo incombe sia sul lavoratore (mediante una trattenuta effettuata sulla retribuzione lorda mensile) sia sul datore di lavoro. Tuttavia, l’obbligo di pagamento dei contributi è gravante esclusivamente sul datore di lavoro, il quale è tenuto a versare le trattenute all’ente previdenziale – assistenziale.

Il versamento dei contributi deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è scaduto l’ultimo periodo di paga: il datore di lavoro è infatti sia civilmente sia penalmente responsabile dell’obbligo di tale versamento.

Il lavoratore può in ogni caso verificare l’avvenuto versamento dei contributi: o tramite l’attestazione che viene rilasciata annualmente dai datori di lavoro, oppure inoltrando la richiesta dell’estratto contributivo direttamente all’ente previdenziale.










Soggetti obbligati alla contribuzione

Obbligato al versamento dei contributi per i rapporti di lavoro subordinato è, in via generale, il datore di lavoro (art. 2115 c.c.).
Anche nei casi in cui l’onere contributivo è ripartito tra il datore e il prestatore (ad esempio per la pensione di anzianità), la quota di competenza di quest’ultimo viene ugualmente versata dal datore, il quale trattiene la somma corrispondente dalla retribuzione del lavoratore, restando così l’unico responsabile nei confronti degli enti previdenziali.

Sono invece interamente a carico del prestatore i contributi dovuti per le attività di lavoro autonomo.

Per le collaborazioni coordinate e continuative, per il lavoro a progetto, per le collaborazioni occasionali (solo se il reddito supera un certo importo) e per gli associati in partecipazione, l’obbligo contributivo grava per una quota sui committenti (i quali restano comunque responsabili del versamento), e per la parte restante sugli stessi lavoratori.

Sono tenute al versamento dei contributi per i soci lavoratori anche le società cooperative.

Per i lavoratori comunitari vale il principio della completa equiparazione rispetto a quelli residenti, essendo peraltro riconosciuta la possibilità di far valere in qualsiasi stato comunitario l’anzianità contributiva conseguita in uno degli stati membri.

I contributi devono essere pagati anche per i lavoratori stranieri, con la possibilità del cumulo dei periodi contributivi nei due stati, sulla base di apposite convenzioni internazionali.

A favore dei lavoratori italiani all’estero, in paesi extracomunitari con i quali non sussistano apposite convenzioni, il legislatore italiano, in deroga al principio di territorialità, ha stabilito l’iscrizione obbligatoria alle gestioni previdenziali italiane, sulla base di importi retributivi annualmente fissati con decreto ministeriale e rapportati ai minimi previsti dai contratti collettivi stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale (Legge 398/1987).










Base imponibile e misura della contribuzione

L’ammontare dei contributi viene calcolato in percentuale sull’importo della retribuzione imponibile (nel caso dei rapporti di lavoro subordinato) o del reddito di lavoro (nel caso del lavoro autonomo, in collaborazione o associato); l’entità della percentuale varia a seconda dei diversi enti assicuratori, delle prestazioni da questi erogate e delle differenti categorie di lavoratori.

Per i rapporti di lavoro subordinato, la definizione della retribuzione da assoggettare a contributi rinvia alla nozione di reddito da lavoro dipendente valida ai fini fiscali (art. 6 D. Lgs 314/1997); in essa rientrano dunque “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”, al lordo di qualsiasi contributo o trattenuta.
Alla determinazione degli elementi della retribuzione da considerare ai fini previdenziali concorre inoltre la contrattazione collettiva nazionale ed aziendale: secondo quanto stabilito dalla Legge 402/1998, è l’accordo collettivo (sia esso nazionale o aziendale) a regolare l’efficacia sugli istituti indiretti delle voci contrattuali aggiuntive rispetto a quelle legislativamente disciplinate.

La legge n. 389/1989 fissa inoltre un minimale contributivo: la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, ovvero da accordi collettivi anche aziendali o da contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo.
Vale in questo ambito il principio di competenza: la base imponibile viene calcolata in riferimento alla retribuzione dovuta, sebbene non ancora corrisposta. Oltre alle componenti non rientranti nella definizione di reddito da lavoro ai fini fiscali, restano escluse dal calcolo della base imponibile alcune voci tassativamente stabilite ai soli fini previdenziali (es. premi di risultato o di produttività, somme corrisposte a titolo di TFR, incentivi all’esodo, trattamenti familiari, ecc…).










Contributi figurativi, volontari e da riscatto

Se l’obbligatorietà è la caratteristica tipica della contribuzione, esistono tipologie di contributi non inquadrabili nel sistema sopra descritto.
E’ il caso dei contributi figurativi, dei contributi volontari e dei contributi da riscatto.




Contributi figurativi

I contributi figurativi vengono versati per coprire i periodi in cui il lavoratore non ha eseguito la prestazione lavorativa per cause non imputabili alla sua volontà.
La legge (art. 8 Legge 155/1981, D. Lgs 564/1996, D. Lgs 278/1998) individua tassativamente le ipotesi nelle quali i contributi figurativi possono essere accreditati d’ufficio o su domanda dell’interessato, senza alcun onere a carico del lavoratore (es: servizio militare, periodi di integrazione salariale, astensione obbligatoria e facoltativa da lavoro ecc..).







Contributi volontari

Diverso è il caso dei contributi volontari.
Qualora sia interrotto o cessi il rapporto di lavoro che ha dato luogo all’obbligo assicurativo, il lavoratore, al fine di conservare i diritti derivanti dalle assicurazioni o per raggiungere i requisiti per l’erogazione della prestazione, può chiedere all’ente previdenziale, in presenza di determinate condizioni (fissate dall’art. 5 co. 2 del D.Lgs. 278/1998), di proseguire la contribuzione direttamente a suo carico.







Contributi da riscatto

I contributi da riscatto consentono invece al lavoratore (con onere finanziario a suo carico, ovvero a carico del datore di lavoro, o con trasferimento di fondi da altri enti di previdenza), di regolarizzare, dal punto di vista assicurativo, i periodi (lavorativi e non) che non siano stati coperti da contribuzione (es. durata dei corsi legali di studio universitario).
Essi sono equiparati, a tutti i fini, ai contributi obbligatori.










Omissione e evasione contributiva: sanzioni

Il sistema sanzionatorio in materia previdenziale e assistenziale ad oggi risulta essere disciplinato dalla Legge n. 388 del 2000 la quale prevede due diverse tipologie di sanzioni: quelle civili, che variano a seconda del debito, e le sanzioni penali.

Al fine di stabilire l’entità delle sanzioni applicabili, la giurisprudenza distingue due diverse ipotesi:
  • Omissione contributiva: si verifica ogniqualvolta vi sia un ritardato pagamento dei contributi, risultante dalle registrazioni e dalle documentazioni obbligatorie regolarmente denunciate dal datore di lavoro: in tali casi, le sanzioni previste sono di minore entità;
  • Evasione contributiva: ravvisabile ogniqualvolta le predette registrazioni o le denunce contributive mensili siano state del tutto omesse o occultate dal datore di lavoro (si pensi al fenomeno del cd. “lavoro nero”): in tali casi, le sanzioni civili irrogate per l’omesso versamento dei contributi non possono essere inferiori a €. 3.000 per ciascun lavoratore, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa.

Per quanto concerne la sanzioni penali, si configura il reato di omesso versamento ogniqualvolta il datore di lavoro non abbia provveduto al versamento dei contributi omessi entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione, ovvero qualora lo stesso abbia corrisposto il pagamento delle retribuzioni “in nero”: il reato in questione peraltro, non viene meno nel caso in cui il datore di lavoro abbia demandato a terzi (quali il proprio commercialista o altri professionisti) l’incarico di provvedere al versamento dei contributi, poiché la responsabilità di tale versamento grava in ogni caso su quest’ultimo.










Omissione e evasione contributiva: Rimedi esperibili

Nel caso di omesso o insufficiente versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, spettano al lavoratore due differenti azioni legali:
  • richiesta di condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi omessi.
  • risarcimento del danno (art. 2116 co 2 c.c.), qualora dalla inadempienza contributiva sia conseguita la perdita totale o parziale del diritto alla prestazione assicurativa: in questo caso, la determinazione del danno risulta dalla differenza tra quanto percepito dal lavoratore a titolo di pensione e quanto lo stesso avrebbe dovuto percepire se i contributi fossero stati regolarmente versati (in tal senso Cass. 85/5975);

Entrambi tali rimedi sono esperibili autonomamente: dunque il lavoratore, può agire indifferentemente per ottenere entrambi.
Nel caso in cui sia intervenuta prescrizione dei contributi, il lavoratore può chiedere all’Istituto previdenziale la costituzione di “una rendita vitalizia reversibile” per ottenere l'accredito del periodo di omissione contributiva: tale rimedio consente, attraverso un versamento all'Inps il cui importo varia a seconda di diversi fattori (quali l'età, la retribuzione, il sesso, ecc.), l’accreditamento del periodo non coperto da contribuzione.










Riferimenti normativi

  • Art. 38 Costituzione
  • Art. 2115 c.c
  • L. 26.10.1057 n. 1047
  • L. 4.7.1959 n. 463
  • L. 22.71966 n. 613
  • L. 2.8.1990 n. 233
  • D. Lgs 314/1997
  • Legge 402/1998
  • Legge 398/1987
  • Legge 389/1989
  • Legge 155/1981
  • D. Lgs 564/1996
  • D. Lgs 278/1998
  • Legge 388/2000
  • D. Lgs 46/1999, art. 24
  • Legge 248/2005
  • Legge 335/1995
  • L. 214/2011 di conversione del D.L. 201/2011 cd decreto Salva Italia










A chi rivolgersi

  • Ufficio vertenze sindacale
  • Studio legale specializzato in diritto del lavoro e previdenza sociale
  • Istituto di Patronato









Casistica di decisioni della Magistratura in tema di contributi

  1. Le erogazioni di propri prodotti (nello specifico pacchetti vacanza) attuati dal datore di lavoro ai dipendenti, di carattere occasionale, facoltativo e di natura strettamente commerciale, non possono essere ricomprese nel concetto di retribuzione imponibile, ai sensi dell’art. 12 legge n. 153/1969, in quanto l’esistenza del rapporto di lavoro non costituisce la causa delle erogazioni, bensì una mera occasione delle stesse, che trovano viceversa ragion d’essere in autonome causali di natura commerciale. (Cass. 9/5/2013 n. 10972, Pres. Vidiri Rel. Ianniello, in Lav. nella giur. 2013, 742)
  2. L’omessa o infedele denuncia all’INPS circa rapporti di lavoro e retribuzioni erogate integra “evasione contributiva” ex art. 116, comma 8, lett. B), l. n. 388 del 2000, e la non meno grave “omissione contributiva” di cui alla lett. A) della medesima norma. (Cass. 2/5/2013 n. 10265, Pres. Roselli Rel. Balestrieri, in Lav. nella giur. 2013, 744)
  3. In tema di contributi previdenziali, in applicazione del principio di autonomia del rapporto previdenziale rispetto a quello di lavoro e dell’indisponibilità dei diritti previdenziali, l’ente previdenziale ha la legittimazione a richiedere la contribuzione corrispondente alla retribuzione dovuta per le mansioni effettivamente svolte dal lavoratore, indipendentemente dalla qualifica formale attribuita dal datore di lavoro al lavoratore e pur in assenza di contestazione da parte del lavoratore circa il corretto inquadramento ricevuto in corso di rapporto. (Cass. 17/4/2012 n. 6001, Pres. Roselli Est. Meliadò, in Riv. It. Dir. lav. 2013, con nota di Maria Valentina Casciano, “L’indisponibilità ‘rafforzata’ del credito per differenze contributive”, 237)
  4. È rilevante e non manifestamente infondata, per contrasto con l’art. 3 Cost., la q.l.c. dell’art. 20, comma 1, ultimo inciso, del d.l. n. 112/2008, convertito nella l. n. 133/2008 di interpretazione autentica dell’art. 6, comma 2, della l. n. 138/1943 che, nel sopprimere, in via di interpretazione autentica, l’obbligo in capo ai datori di lavoro del versamento della contribuzione Inps per il trattamento economico di malattia (primo inciso della norma), prevede l’irripetibilità delle contribuzioni anteriormente versate che restano acquisite alla gestione, atteso che la disposizione, irragionevolmente, pone i soggetti che hanno correttamente adempiuto al pregresso obbligo previdenziale in una condizione deteriore rispetto a coloro che, contravvenendo al dettato normativo, hanno omesso il medesimo versamento, che restano premiati per la condotta inadempiente, dovendosi ritenere tale effetto “de iure” in quanto direttamente discendente dal portato della norma interpretativa, senza che possano valere a giustificare la palese diseguaglianza introdotta le considerazioni sul contenzioso derivante dall’eventuale declaratoria di illegittimità della norma, né il connesso onere finanziario che graverebbe sull’Inps. (Cass. 28/6/2011 n. 14307, Pres. Miani Canevari Rel. Di Cerbo, in Lav. nella giur. 2011, 955)
  5. L'omessa denuncia all'Inps di lavoratori, benché registrati nei libri paga e matricola, configura l'ipotesi di "evasione contributiva" di cui alla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116, comma 8, lett. B, e non la meno grave fattispecie di "omissione contributiva" di cui alla lettera A) della stessa norma, limitata alle sole ipotesi in cui il datore di lavoro, pur avendo provveduto a tutte le denunce e registrazioni obbligatorie, ometta di pagare i contributi. (Cass. 10/5/2010 n. 11261, Pres. Sciarelli Est. D'Agostino, in Orient. giur. lav. 2010, 527)
  6. In materia di contributi previdenziali, è illegittimo il comportamento dell'ente previdenziale, nella specie la Cassa italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti, che abbia, in epoca antecedente all'entrata in vigore della L. n. 335 del 1995, dapprima concesso la retrodatazione della contribuzione mediante l'emanazione di un'apposita delibera per poi revocarla solo dopo aver, comunque, dato alla stessa esecuzione nei riguardi del professionista, quando ormai erano state emanate le norme che, vietando la riscossione dei contributi prescritti, ne escludevano la legittimità. In tal senso, nel caso concreto, è risultata del tutto inconferente la deduzione del succitato ente previdenziale di aver posto in essere atti dovuti, in quanto volti a ricondurre a legittimità la propria attività di natura pubblica e pertanto non suscettibili di produrre danni ingiusti risarcibili, giacché, in base a quanto sopra esposto, la condotta assunta dal medesimo era addirittura contra legem. (Cass. 31/8/2010 n. 18903, Pres. Miani Canevari Rel. Bandini, in Lav. nella giur. 2010, 1139)
  7. Per l'esclusione dalla base contributiva e pensionabile dei compensi corrisposti ai lavoratori dello spettacolo a titolo di cessione dello sfruttamento economico del diritto d'immagine, nella quota del 40 per cento dell'importo complessivo per prestazioni riconducibili alla medesima attività, non è richiesto che i corrispettivi in questione abbiano a oggetto attività ulteriori e distinte rispetto alla prestazione artistica in sé considerata. (Trib. Milano 30/9/2009 n. 3812, Giud. Pattumelli, in Riv. it. dir. lav. 2011, con nota di Luigi Fiorillo, "Obbligo contributivo sui compensi derivanti dalla cessione del diritto di immagine: un nuovo orientamento della giurisprudenza di merito", 162)
  8. La mancanza di notorietà in capo all'autore della singola prestazione non consente di escludere la consistenza economica della cessione da parte dello stesso dei diritti d'autore, d'immagine e di replica. (Trib. Milano 30/9/2009 n. 3812, Giud. Pattumelli, in Riv. it. dir. lav. 2011, con nota di Luigi Fiorillo, "Obbligo contributivo sui compensi derivanti dalla cessione del diritto di immagine: un nuovo orientamento della giurisprudenza di merito", 162)

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