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Scheda sintetica

L'articolo 16, commi 4 e 5, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, recante "disposizioni in materia di finanza pubblica", ha introdotto una nuova disciplina in materia di cure termali.

Un decreto del Ministro della Sanità datato 12 agosto 1992 ha precisato i criteri e le modalità di ammissione dei lavoratori dipendenti a fruire delle cure di cui trattasi e sono state identificate le patologie che possono trovare reale beneficio dalle stesse cure termali.
Alla luce delle predette disposizioni ai ritiene opportuno fornire utili chiarimenti al fine di indicare le nuove modalità di'effettuazione delle cure termali.

Giova rilevare che una delle più importanti innovazioni introdotte in materia consiste nella introduzione del principio secondo il quale, di norma, le cure termali devono essere effettuate utilizzando il congedo ordinario.
Infatti, il legislatore, affermando nell'art. 16, comma quarto, della precitata legge n. 412/1991 che "le prescrizioni idrotermali possono essere fruite (...) anche al di fuori dei congedi ordinari e delle ferie annuali, esclusivamente per la terapia o la riabilitazione relative ad affezioni o stati patologici per la cui risoluzione sia giudicato determinante (...) un tempestivo trattamento termale (...)" non lascia dubbi sulla propria volontà dì confinare nei casi eccezionali la concessione di posizioni di stato diverse dal congedo ordinario per effettuare le cure termali.

La possibilità eccezionale di utilizzare il congedo straordinario o l’aspettativa per eseguire le cure termali é, comunque, vincolata al simultaneo verificarsi di tutte le condizioni previste dell'art. 2 del richiamato D.M. 12 agosto 1992, attuativo della precitata norma.

Tali condizioni, che devono essere esplicitate nella certificazione dello specialista riguardano:
  1. la patologia che dovrà trovare riscontro nell'elenco di cui ai succitati decreti del Ministero della Sanità e dovrà essere suffragata, salvo casi di conclamata evidenza clinica, da specifici accertamenti strumentali o di laboratorio;
  2. la natura terapeutica o riabilitativa delle stesse cure per cui devono considerarsi escluse le cure aventi finalità di mera prevenzione;
  3. la maggiore efficacia delle cure termali se svolte con tempestività;
  4. l'indicazione del termine massima entro cui le cure termali dovranno avere inizio (in ogni caso non superiore ad un mese, ai sensi dell'art. 1, punto 8, del D.L. 25/11/1989, n. 382, convertito nella legge 25/1/1990, n. 8);
  5. il tipo di trattamento termale ed il relativo programma terapeutico.

Corre l'obbligo di precisare che la condizione riportata al suindicato punto 3) va interpretata, secondo il disposto dell'art. 2 del citato D.M. 12 agosto 1992, nel senso che ai fini della maggiore efficacia ed utilità delle cure termali sia necessario non attendere fino al momento della fruizione delle ferie.

I lavoratori tossicodipendenti, secondo quanto previsto dalla Legge 162/1990, hanno diritto alla conservazione del posto, senza retribuzione, per il periodo del trattamento disintossicante, e comunque non superiore a tre anni.
Anche i familiari possono usufruire di aspettativa non retribuita, qualora il servizio di cura attesti la necessità del loro intervento.










Prescrizione e decadenza per le cure termali

A norma dell'art. 2, comma quarto, del D.M. 12 agosto 1992, sul lavoratore che contesti di non essere stato ammesso dal datore di lavoro a fruire del congedo straordinario per cure termali grava l'onere di provare di aver trasmesso al datore di lavoro, nel termine di decadenza sostanziale di due giorni dal rilascio (previsto dall'art. 2, comma secondo, del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663, convertito in legge 28 febbraio 1980,n.33, come sostituito dall'art. 15, primo comma, della legge 23 aprile 1981 n.155), la copia della autorizzazione - impegnativa rilasciata dalla competente ASL con acclusa la copia della prescrizione medica specialistica.










Normativa di riferimento

  • Legge 30 dicembre 1991, n. 412 (art. 16, c. 4 e 5)
  • Decreto Ministro della Sanità, 12 agosto 1992










A chi rivolgersi

  • Istituto di Patronato (ad es. INCA-CGIL)
  • Studio legale specializzato in diritto del lavoro









Casistica di decisioni della Magistratura in tema di cure termali

  1. La retribuibilità del periodo di congedo straordinario per fruire di cure termali esige, ai sensi dell'art. 13 del d.l. 12/9/83, n. 463 (convertito, con modifiche, dalla l. n. 638/83), la produzione, da parte dell'interessato, di apposita prescrizione di medico specialista della U.S.L., da cui risulti motivata attestazione della sussistenza di effettive attuali esigenze terapeutiche o riabilitative, tali che, pur a prescindere da una situazione di indifferibilità, possono essere più efficacemente soddisfatte se le cure stesse siano praticate tempestivamente e, perciò, in periodo extraferiale (Cass. 2/1/01, n. 14, pres. Santojanni, est. Mercurio, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 103)
  2. Le cure termali richieste dai lavoratori, in presenza delle condizioni previste dall'art. 16 c. 4 e 5 L. 412/91, possono essere fruite in periodo extraferiale anche quando le ferie siano state programmate – in esecuzione di obblighi imposti dalla contrattazione collettiva – in periodi non coincidenti con quelli in cui le cure stesse devono essere effettuate (Pret. Parma 21/5/96, est. Ferraù, in D&L 1997, 133)










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