Giudice delegato

Modificata il venerdì, 20 gennaio 2017 01:14 da redazione — Categorizzata come: Procedure concorsuali (fallimento e altro), Questioni procedurali e processuali

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Questa voce è stata curata da Chiara Bovenga






Scheda sintetica

Il Giudice Delegato è l’organo del fallimento che si occupa di vigilare e controllare la regolarità della procedura e di svolgere una serie di altre funzioni specifiche elencate nella Legge fallimentare.
Il Giudice Delegato, insieme al Curatore, viene nominato dal Tribunale fallimentare con la sentenza dichiarativa di fallimento.











Normativa di riferimento












Scheda di approfondimento



Funzioni

Al Giudice Delegato spettano una serie di compiti previsti da norme specifiche sparse all’interno della Legge Fallimentare. Non solo: il Giudice Delegato, secondo quanto stabilito dall’art. 25 della Legge fallimentare, ha poi un potere generale di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura ed esercita le funzioni elencate all’interno dello stesso articolo.


A) Funzioni previste nell’art. 25
Consistono nel:




B) Altre funzioni
Sono disposte dai vari articoli della stessa Legge fallimentare consistono nel:











Provvedimenti del Giudice Delegato ed impugnazioni

I provvedimenti del Giudice Delegato assumono la forma del decreto.
Contro tali provvedimenti, a meno che non sia diversamente disposto (ad esempio, per il decreto di esecutività dello stato passivo si prevede questo sia impugnabile solo con i mezzi espressamente disposti dall’art. 98), è ammesso reclamo al Tribunale, che decide in camera di consiglio.
Il reclamo può essere proposto dal fallito, dal Curatore, dal Comitato dei creditori o da ogni altro interessato. Fallito, Curatore e Comitato dei creditori possono proporre reclamo entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione del decreto; mentre per ogni altro interessato il termine decorre dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal Giudice Delegato o dal Tribunale. Il reclamo non può comunque essere proposto decorsi novanta giorni dal deposito del provvedimento in cancelleria.
Il reclamo non sospende di per sé l’esecuzione del provvedimento.
Il reclamo si propone con ricorso. Tale atto deve contenere una serie di indicazioni: il Tribunale o la Corte d’Appello competente, il giudice delegato e la procedura; le generalità del ricorrente che deve anche eleggere domicilio nel comune in cui ha sede il giudice; le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda il reclamo e le relative conclusioni; i mezzi di prova dei quali ci si intende avvalere con annessa documentazione.
Entro cinque giorni dal deposito del ricorso, viene fissata l’udienza di comparizione. Tra la data del deposito e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non superiore a quaranta giorni.
Il ricorso va poi notificato ad opera del reclamante al Curatore e ai contro interessati entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto. Tra la data della notifica e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni e il resistente deve costituirsi in giudizio almeno cinque giorni prima della data fissata per l’udienza, eleggendo domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice e presentando una memoria difensiva contenente anche l’indicazione dei mezzi di prova.
Qualunque interessato può intervenire, ma non oltre il termine stabilito per la costituzione del resistente.
All’udienza il collegio sente le parti e può assumere i mezzi di prova anche d’ufficio.
Entro trenta giorni dall’udienza il collegio provvede con decreto motivato con il quale conferma, modifica o revoca il provvedimento reclamato.
Esiste, a tal proposito, una causa di incompatibilità: il Giudice Delegato non può far parte del collegio investito del reclamo contro i suoi decreti.