Lavoro nello spettacolo

Modificata il giovedì, 12 aprile 2018 01:36 da redazione — Categorizzata come: Previdenza e assistenza, Rapporto di lavoro - Costituzione, Rapporto di lavoro - Risoluzione, Rapporto di lavoro - Svolgimento, Tipologie contrattuali

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Questa voce è stata curata da Arianna Castelli






Scheda sintetica

La definizione dell’esatto campo di applicazione della disciplina relativa ai “lavoratori dello spettacolo” risulta essere problematica: infatti, in materia, oltre a un intreccio di disposizioni normative e circolari ENPALS, vi è una ricca produzione giurisprudenziale.

A dispetto dell’opinione comune, i lavoratori dello spettacolo non sono solo cantanti e attori, ma tutti quei soggetti che direttamente, indirettamente o con attività ausiliarie contribuiscono alla realizzazione di uno spettacolo. Sia le fonti legislative che la giurisprudenza, infatti, hanno ricondotto in quest’area figure professionali eterogenee: basti pensare che, ad esempio, vi sono stati ricompresi anche truccatori e parrucchieri che svolgono un’attività funzionale alla realizzazione di uno spettacolo.
In ogni caso, a causa delle specifiche connotazioni professionali dei lavoratori e delle esigenze di flessibilità di tale settore, il legislatore ha ritenuto necessario stabilire una regolamentazione specifica per i rapporti di lavoro subordinato stipulati in questo campo. In particolare, alcune peculiarità si rinvengono nel ricorso a contratti atipici, nonché nel ricorso a prestazioni di lavoratori minori di età.

Pare però opportuno sottolineare come possano instaurarsi non solo rapporti di natura subordinata, ma anche autonoma; pertanto, l’esatta individuazione della natura del rapporto di lavoro nel caso concreto deve essere effettuata avendo riguardo ai criteri fissati dai giudici in riferimento alle singole figure professionali.

La disciplina speciale connessa al sistema di collocamento è stata abrogata al fine di semplificare e razionalizzare gli adempimenti gestionali previsti in carico ai datori di lavoro.











Fonti normative













A chi rivolgersi












Scheda di approfondimento



Ambito di applicazione

Il dato normativo di riferimento al fine di individuare i cd. “lavoratori dello spettacolo” è l’art. 3 del d.lgs.C.P.S. n. 708/1947, ove sono state indicate una serie di figure professionali obbligate ad iscriversi all’Enpals (oggi confluito nell’Inps) e a provvedere alla relativa contribuzione. Questo elenco però non era tassativo, ben potendo essere integrato tramite un decreto emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del Lavoro. Pertanto, col tempo, il novero di tali soggetti si è progressivamente esteso anche a figure che non ne facevano parte originariamente, senza che venisse mai elaborata una nozione generale di “lavoratore dello spettacolo”: ad oggi, infatti, si considerano tali anche i disk- jockey, i prestatori d’opera addetti alle sale da corsa e alle agenzie ippiche, gli amministratori di formazioni artistiche e gli animatori in strutture ricettive connesse ad attività turistiche.

Il d.m. 10 novembre 1997, attuativo del d.lgs. n. 182/1997, ha poi raggruppato i lavoratori dello spettacolo in tre diverse categorie: lavoratori a tempo determinato che prestano attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli; lavoratori a tempo determinato che prestano attività al di fuori delle ipotesi precedenti e, infine, lavoratori dello spettacolo con rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Per ciascuna categoria è stata prevista un’elencazione di profili professionali. Tuttavia, se la qualificazione come lavoratori dello spettacolo per le figure professionali appartenenti al primo gruppo è insita nella stessa attività svolta, per i lavoratori del secondo gruppo, che invece hanno qualificazioni professionali generiche, affinché si applichi la disciplina relativa al lavoro nello spettacolo e scatti l’obbligo di iscrizione all’Enpals (oggi ex Enpals), deve sussistere anche un collegamento funzionale tra l’attività lavorativa svolta e la realizzazione dello spettacolo.
Successivamente, l’art. 43, co. 2, l. n. 289/2002, ha statuito che, in seguito a una proposta dell’Enpals e a una consultazione con i sindacati maggiormente rappresentativi, il Ministero del Lavoro fosse tenuto ad emanare un decreto volto a monitorare periodicamente le figure professionali obbligate a versare la contribuzione all’Ente previdenziale.

In attuazione di tale disposizione, le categorie previste dal d.m 10 novembre 1997 sono state poi aggiornate dal d.m. 15 marzo 2015, che ha incluso tra i lavoratori dello spettacolo nuove figure professionali tra cui, a mero titolo esemplificativo, light designer, cassieri di produzione, fotomodelli, location manager, assistenti musicali, maestri d’armi, story board, artisti e bozzettisti.
Una tale tecnica normativa non ha però fornito una definizione generale di lavoratore dello spettacolo, essendo finalizzata ad individuare esclusivamente i soggetti tenuti a versare la contribuzione all’Enpals.
La giurisprudenza, pertanto, quando si è approcciata alla materia, ha tentato anzitutto di elaborare una nozione di lavoratore dello spettacolo. In quest’ottica, è stata definita come “spettacolo” qualsiasi manifestazione, svolta con particolare abilità dagli interpreti, volta a interpretare un testo letterario e musicale in modo da suscitare il divertimento del pubblico (divertimento inteso come reazione emotiva).

Occorre sottolineare come le pronunce più recenti abbiano ammesso che la presenza del pubblico non debba essere necessariamente “dal vivo”, essendo anzi possibile che il prodotto dell’artista raggiunga il destinatario finale anche indirettamente (ad esempio tramite un cd-rom o altre tipologie di riproduzioni audio-video).
Per quanto concerne poi la specifica individuazione dei “lavoratori dello spettacolo”, una prima corrente giurisprudenziale, pur mostrando di recepire la definizione di ”spettacolo” di cui sopra, ha individuato il lavoratore esclusivamente in colui che direttamente o indirettamente fornisce il proprio contributo alla rappresentazione; altri giudici invece hanno valorizzato maggiormente proprio il profilo oggettivo rispetto a quello soggettivo, definendo “lavoratore dello spettacolo” colui che stabilmente e professionalmente svolge attività anche secondarie ma comunque dirette alla realizzazione dello spettacolo.
E’ ormai assodato che debbano essere considerati lavoratori dello spettacolo anche disc jockey e animatori turistici, mentre non devono essere ritenuti tali i dipendenti di sale giochi ove vi siano macchinari destinati al divertimento, in quanto tale tipologia di divertimento non ha alcuna connotazione culturale, caratteristica invece indispensabile perché si possa parlare di spettacolo.

I singoli contratti collettivi definiscono ulteriormente il proprio campo di applicazione, disciplinando aspetti maggiormente specifici.
Per quanto attiene invece alla controparte datoriale, nel settore dello spettacolo tale ruolo può essere ricoperto da imprenditori che svolgono un’attività diretta alla realizzazione di spettacoli, nonché da semplici datori di lavoro privi di struttura imprenditoriale. Ciò non toglie che anche le imprese che prestano servizi collegati solo indirettamente alla produzione di uno spettacolo possano rivestire la figura di datore di lavoro.
A mero titolo esemplificativo, dunque, possono essere datori di lavoro: i produttori di pellicole cinematografiche, gli enti lirici, i teatri, i pubblici esercizi con orchestre o spettacoli, i gestori di locali notturni, le case di sviluppo e stampa delle pellicole cinematografiche e le sale di doppiaggio.







Instaurazione del rapporto di lavoro

La particolarità più rilevante connessa all’instaurazione del rapporto di lavoro nel settore dello spettacolo consiste nel fatto che l’assunzione di un lavoratore può essere condizionata dall’appartenenza a un dato sesso senza che ciò configuri un’ipotesi di discriminazione nel caso in cui ciò sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione.
I lavoratori dello spettacolo possono essere assunti con le medesime modalità valide per la generalità dei prestatori poiché tramite la l. n. 133/2008 il legislatore ha inteso uniformare le regole di gestione di tutti i rapporti di lavoro. A partire dal 24 giugno 2008, infatti, per i lavoratori dello spettacolo -sia artistico che tecnico- non sussiste più l’obbligo di iscrizione all’elenco speciale, costituito presso l’Ufficio Speciale del Collocamento dei lavoratori dello spettacolo e relative sezioni.

I lavoratori extra UE possono invece essere assunti esclusivamente per esigenze legate alla realizzazione e produzione di spettacoli. In questo caso, è necessario che venga presentata per via telematica una domanda di nulla osta ai Servizi per l’Impiego per tali specifiche esigenze e il nulla osta deve essere rilasciato prima che lo straniero entri sul territorio nazionale in seguito a un nulla osta preventivo della questura e all’accertamento della regolarità contributiva dell’impresa richiedente. L’unico caso in cui il nulla osta può essere rilasciato quando il lavoratore è già in Italia è quello in cui il prestatore non deve svolgere la propria attività per più di tre mesi.
In ogni caso, una volta assunto il lavoratore, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne l’assunzione secondo le modalità previste dalla legge per la generalità dei dipendenti. Laddove vengano impiegati lavoratori autonomi è obbligatorio comunicare agli stessi Servizi per l’impiego le prestazioni svolte -anche con continuità- da questi ultimi: unica eccezione a tale regola è costituita dai lavoratori autonomi esercenti attività musicali, rispetto ai quali la comunicazione di cui si tratta non è obbligatoria.







Lavoro subordinato nello spettacolo

Come precisato dal Ministero del Lavoro, nel settore dello spettacolo il lavoro subordinato deve intendersi come ogni manifestazione di lavoro dipendente anche flessibile (quale, ad esempio, il lavoro a chiamata) o ancora con finalità formative (come il contratto di inserimento).
La giurisprudenza, inoltre, ha contribuito a chiarie nei singoli casi concreti quando un lavoratore possa essere considerato subordinato o autonomo. In particolare sono stati ritenuti criteri determinanti per la qualificazione di un rapporto come subordinato la soggezione ai poteri direttivi dell’imprenditore e l’inserimento nell’organizzazione dell’impresa in riferimento agli animatori di villaggi turistici, agli attori, agli orchestrali e al personale tecnico della produzione di spettacoli. Al contrario, per quanto riguarda gli annunciatori, i giudici hanno valorizzato la natura intellettuale delle prestazioni rese, ammettendo che, per la configurabilità del lavoro subordinato, l’esercizio del potere direttivo possa essere meno pervasivo, purché consenta comunque di disporre della prestazione all’interno dell’organizzazione produttiva.

I cantanti lirici si devono, invece, considerare come lavoratori autonomi quando abbiano stipulato un contratto per specifiche prestazioni, come nel caso di una serie limitata di concerti. In questo caso, inoltre, pare opportuno ricordare che se il contratto è stato stipulato con uno degli enti lirici previsti dalla l. n. 800/1967 si è in presenza di un rapporto di pubblico impiego, essendo tali enti considerati enti pubblici non economici.
Nel caso degli scenografi, il fatto che il direttore della produzione impartisca delle istruzioni durante la fase della ripresa, non comporta in ogni caso l’instaurazione di un contratto di lavoro subordinato se tale attività era meramente episodica e se la scrittura artistica ha ad oggetto il risultato dell’attività.







Requisiti del contratto di scrittura artistica

Nel settore dello spettacolo, il contratto di lavoro subordinato è detto “scrittura artistica”, se tramite di esso si assumono due artisti si tratta di una scrittura artistica cd. “in coppia”.
In generale, non è prevista la forma scritta a pena di nullità. Tuttavia è possibile che la legge o il contratto collettivo applicabile richiedano l’obbligo di forma per l’intero contratto o per talune parti (es. per il termine di durata).
In particolare nella scrittura artistica devono essere indicati il tempo e il luogo in cui deve essere eseguita la prestazione, anche se per i lavoratori che svolgono mansioni non prettamente artistiche è possibile che la scrittura rinvii direttamente al contratto di categoria applicabile.
Inoltre, spesso la scrittura contiene la “clausola di esclusiva” e la “clausola di protesta”. La prima prevede che il lavoratore si obbliga a prestare la propria attività -per un periodo di tempo comunque limitato- esclusivamente a favore del datore, purché gli venga riconosciuto un corrispettivo adeguato.

Nel caso in cui il lavoratore non rispetti tale pattuizione sarà tenuto a risarcire il danno causato al datore di lavoro.
La seconda, invece, stabilisce che il datore di lavoro possa “protestare” il proprio dipendente, ossia possa interrompere unilateralmente il rapporto di lavoro, solitamente entro un lasso di tempo fissato dalla contrattazione collettiva, se l’artista si dimostra non adatto a svolgere la prestazione concordata nel contratto. Il giudizio sull’inidoneità di quest’ultimo potrà essere espresso non solo dal datore di lavoro stesso, ma anche dal direttore artistico o dal pubblico.







Tipologie contrattuali

Il contratto di scrittura artistica può essere stipulato sia a tempo indeterminato che a tempo determinato; in quest’ultimo caso, tuttavia, la disciplina si discosta da quella generale. In particolare, per i lavoratori a termine assunti per la realizzazione di specifici spettacoli e programmi radiofonici o televisivi non valgono le limitazioni quantitative fissate nel d. lgs. n. 81/2015: dunque, è possibile assumere un numero di lavoratori a tempo determinato superiore al 20% del totale dei prestatori a tempo indeterminato impiegati presso il medesimo datore.
Oltre a ciò, con riferimento alle attività prestate dal personale addetto a un singolo spettacolo o a più spettacoli consecutivi di durata prestabilita, non trova applicazione neppure la disciplina in materia di intervalli tra un contratto a termine e il successivo. Questa deroga vale non solo per il personale artistico, bensì anche per quello tecnico, impiegatizio e operaio.

La giurisprudenza ha però specificato che affinché operi tale deroga è necessario non solo che lo spettacolo abbia una durata limitata nel tempo, bensì anche che vi sia una connessione reciproca tra specificità dell’apporto del lavoratore e specificità del programma o spettacolo (c.d. vincolo di necessità diretta).
Nel caso in cui il rapporto si trasformi in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’apposita comunicazione deve essere inviata ai Servizi per l’Impiego competenti, così da assolvere anche l’obbligo di denuncia nei confronti della Gestione ex ENPALS (ora confluita nell’INPS).

Nel settore dello spettacolo, a causa delle esigenze di flessibilità che lo caratterizzano, è altresì possibile stipulare contratti di lavoro intermittente.
E’ possibile sottoscrivere un contratto di lavoro intermittente anche in assenza di un’apposita previsione della contrattazione collettiva solo in relazione ad attività espletate da un elenco tassativo di soggetti individuati nel punto 43 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923. In particolare, tali soggetti sono: gli artisti dipendenti da imprese teatrali, cinematografiche e televisive; gli operai addetti agli spettacoli teatrali, cinematografici e televisivi; i cineoperatori, cameramen-recording o teleoperatori da ripresa, i fotografi e gli intervistatori occupati in imprese dello spettacolo in genere ed in campo documentario, anche per fini didattici. A riguardo il Ministero del Lavoro ha sottolineato come l’inciso “anche per fini didattici” costituisca un elemento aggiuntivo e non essenziale.

Inoltre, in linea generale, il legislatore aveva previsto che in ogni caso il ricorso a tale tipologia contrattuale dovesse rispettare taluni limiti quantitativi poiché il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell'arco di tre anni solari.
Il settore dello spettacolo è espressamente escluso dall’obbligo di rispettare tale previsione.
A riguardo, il Ministero del Lavoro ha anche chiarito come ai fini della individuazione dei datori di lavoro interessati da questa eccezione si debbano considerare quelli iscritti alla Camera di Commercio con il codice attività ATECO 2007, nonché quelli che, pur non rientrando in tale Codice, svolgano attività proprie dello spettacolo applicando i relativi contratti collettivi.







Estinzione del rapporto di lavoro

Il rapporto di lavoro se stipulato senza la previsione di un termine di durata può essere interrotto o in seguito al licenziamento o alle dimissioni così come avviene per la generalità dei lavoratori. In particolare, in caso di dimissioni del prestatore è applicabile la disciplina circa le dimissioni incentivate prevista nell’art.4, co. 1-7ter, l. n. 92/2012. I lavoratori dello spettacolo, al fine di poter percepire la prestazione prevista dalla legge per favorirne l’esodo, devono aver raggiungano i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei quattro anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro. Tale disciplina trova applicazione per tutti gli iscritti alla gestione ex Enpals sempreché prestino attività a tempo indeterminato. Inoltre, la norma prevede che, per i periodi di erogazione della prestazione a favore dei lavoratori interessati, sia versata, a totale carico del datore di lavoro, la contribuzione figurativa correlata, utile per il conseguimento del diritto alla pensione e per la determinazione della sua misura.
Se la scrittura artistica è stata stipulata a tempo determinato, invece, il rapporto può interrompersi -oltre al caso di giusta causa- qualora il lavoro venga compiuto anticipatamente.











Regime previdenziale

Attualmente, l’assicurazione IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) dei lavoratori dello spettacolo è gestita dalla cd. gestione ex Enpals istituita presso l’Inps.
L’obbligo di iscrizione all’Ente deriva direttamente dall’appartenenza dei lavoratori interessati a talune categorie professionali individuate direttamente dalla legge (d.m. 15 marzo 2015), essendo del tutto ininfluente la natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro, nonché il settore di appartenenza del datore di lavoro.
Come già anticipato, le diverse figure professionali per le quali sussiste l’obbligo sono divise in tre macro-gruppi cui vengono applicati diversi requisiti contributivi: lavoratori a tempo determinato che prestano attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli; lavoratori a tempo determinato che svolgono attività diverse dalle precedenti e, infine, lavoratori a tempo indeterminato che svolgono entrambe le attività precedentemente elencate.
Oltre a ciò, l’Inps gestisce anche le seguenti assicurazioni temporanee: l’indennità di maternità, la Cassa Unica Assegni Familiari, l’indennità di disoccupazione, l’indennità di malattia e il Fondo garanzia TFR.











Certificato di agibilità

Il certificato di agibilità è un documento obbligatorio che viene richiesto alle imprese che intendono avvalersi delle prestazioni di determinati lavoratori per uno o più eventi nei propri locali o in quelli su cui vantino un diritto di godimento.
La legge di stabilità del 2017 ha però limitato le ipotesi in cui il rilascio del certificato di agibilità è obbligatorio.

Ad oggi, infatti, il certificato dovrà essere richiesto solo nel caso di utilizzo di lavoratori autonomi dello spettacolo, occupati nelle categorie previste nei numeri da 1) a 14) dell'articolo 3 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 708/1947 che abbiano in corso un contratto di prestazione d'opera di durata superiore a 30 giorni e contrattualizzati per specifici eventi, di durata limitata nell'arco di tempo della complessiva programmazione dell'impresa, singolari e non ripetuti rispetto alle stagioni o cicli produttivi.

I soggetti richiedenti individuati dalla legge sono: le imprese dell'esercizio teatrale, cinematografico e circense, i teatri tenda, gli enti, le associazioni, le imprese del pubblico esercizio, gli alberghi, le emittenti radiotelevisive e gli impianti sportivi. L’obbligo di richiesta del certificato non viene meno neppure nel caso le imprese che intendono impiegare i lavoratori siano straniere ed operino sul territorio italiano.

Per quanto attiene invece ai lavoratori subordinati (appartenenti alle medesime categorie professionali di cui sopra), i soggetti richiedenti non sono obbligati a chiedere il rilascio del certificato purché i lavoratori (sia a tempo indeterminato che a termine) vengano impiegati in locali di proprietà (o su cui il richiedente vanti un diritto di godimento) e siano stati adempiuti dalle imprese i relativi obblighi contributivi presso l'INPS.

Il certificato viene rilasciato solo a condizione che il richiedente abbia adempiuto regolarmente ai propri obblighi contributivi; laddove ciò non risulti dai controlli effettuati, il rilascio è invece subordinato alla regolarizzazione della posizione dell’impresa, oppure alla presentazione di un’idonea garanzia di importo pari all’ammontare del debito.
Ben si comprende dunque come l’imprenditore che voglia ottenere il rilascio del certificato sia fortemente incentivato a versare i contributi dovuti; nel caso in cui il richiedente decida di avvalersi comunque dei prestatori anche in assenza del documento, il legislatore ha però previsto una mera sanzione amministrativa pari a 129 euro per ciascun lavoratore e per ciascuna giornata di lavoro effettuata.
Il certificato dovrà essere esibito ad ogni richiesta dei funzionari incaricati dell'accertamento o della esazione dei tributi
Nel caso in cui l’impresa che faccia richiesta del documento sia di nuova costituzione (e presenti istanza per la prima volta), deve essere effettuato un versamento cauzionale o una fideiussione pari al 10% di tre mesi di carico contributivo dovuto.
A partire dal 2008, la richiesta di rilascio del certificato deve essere inoltrata per via telematica, accedendo al portale INPS attivo 24 ore su 24, entro cinque giorni dalla stipulazione dei contratti o, comunque, prima dell’inizio dello svolgimento dell’attività lavorativa.











Casistica di decisioni della magistratura