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Questa voce è stata curata da Francesca Ajello



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Definizione

Le stock options rappresentano una peculiare forma di distribuzione di azioni ai lavoratori.

Il datore di lavoro, infatti, può predisporre dei piani medianti i quali riserva ai dipendenti (ad una determinata categoria o anche a singoli) la facoltà di esercitare una cd. opzione di acquisto di azioni della società ad un prezzo bloccato ed entro una determinata scadenza.
In altri termini, il lavoratore ha la possibilità di acquistare dei titoli della società presso la quale è impiegato nel termine determinato dal piano e ad un prezzo fissato al momento dell’offerta, il quale non può essere mutato sino alla scadenza dell’opzione.

La prassi delle stock options si iscrive nel più ampio fenomeno del cd. azionariato operaio, ossia nell’iniziativa aziendale di distribuire azioni ai dipendenti al fine di ottenere da essi una maggiore partecipazione nell’andamento della società presso la quale sono impiegati.
Detto fenomeno - che a sua volta trova la propria origine nell’art. 2099 co. 3 nella parte in cui prevede la distribuzione degli utili fra le varie forme retributive ivi elencate - ha come riferimenti normativi gli artt. 2349 e 2441 comma 8 cod. civ.

Le norme citate delineano due possibili forme di distribuzione delle azioni:
  • la prima prevede che la società possa, in via straordinaria, assegnare utili ai dipendenti mediante l’emissione- per lo stesso importo- di particolari categorie di azioni che vengono attribuite ai lavoratori a titolo gratuito
  • la seconda invece stabilisce che la società possa deliberare un aumento di capitale e contestualmente assegnare ai lavoratori, a titolo oneroso, le azioni corrispondenti. In tal caso, l’operazione può comportare due situazioni: i dipendenti acquistano i titoli sottoscrivendoli e pagandone il prezzo (generalmente corrispondente al valore nominale, più basso rispetto a quello di mercato) oppure i titoli stessi vengono distribuiti fra i dipendenti ed il loro valore è conteggiato come parte della retribuzione.


Le stock options, pur non essendo specificamente contemplate da alcuna normativa, sorgono nell’alveo della seconda disposizione menzionata.
Esse costituiscono pertanto delle forme atipiche di distribuzione di azioni, la quale è ispirata a prassi di matrice anglosassone e si è poi diffusa anche nel nostro ordinamento in tempi più recenti, comportando una funzione sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.

Per il primo, esse rivestono la funzione di incentivo alla produttività dei propri dipendenti e di fidelizzazione degli stessi.
Quanto al lavoratore, le stock options offrono l’opportunità essere coinvolto nella vita della società (potendo partecipare alle scelte aziendali ed incrementare la propria retribuzione) e ottiene un profitto consistente nella differenza fra il prezzo fissato per l’acquisto e il valore di mercato che le azioni hanno maturato nel periodo in cui l’opzione era valida.

Peraltro, le opzioni in esame hanno goduto per lungo tempo di un regime contributivo di particolare favore.
Il D.Lgs. n. 505/99, infatti, stabiliva che, qualora sussistessero determinate condizioni, venisse esclusa dalla base imponibile la differenza fra il valore delle azioni al momento dell’esercizio dell’azione e il prezzo pagato dal dipendente in virtù del piano aziendale.

L’esclusione poteva operare alle seguenti condizioni:
  • il prezzo pagato dal dipendente doveva essere almeno pari al valore delle azioni alla data dell’offerta del diritto di opzione;
  • le partecipazioni possedute dal dipendente dovevano rappresentare una percentuale di diritti di voto nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale inferiore al 10%;
  • che l’opzione fosse esercitabile non prima che siano scaduti tre anni dalla sua attribuzione;
    che al momento in cui l’opzione divenisse esercitabile, la società risultasse quotata in mercati regolamentati;
  • che il beneficiario mantenesse almeno per i cinque anni successivi all’esercizio dell’opzione un investimento nei titoli oggetto di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente.


Detto regime è stato tuttavia abolito mediante le disposizioni contenute nel decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
A seguito dell’entrata in vigore di tale normativa, pertanto, il valore più sopra delineato concorre sempre a formare il reddito imponibile da lavoro dipendente e dovrà pertanto essere assoggettato a ritenuta d’acconto.

Invero, l’abolizione del regime agevolato opera relativamente alle azioni assegnate ai dipendenti successivamente all’entrata in vigore della predetta normativa, ove per data di assegnazione di intende quella in cui è esercitato il diritto di opzione, a prescindere dal fatto che la materiale emissione o consegna del titolo avvengano in un momento successivo.
Conseguentemente, l’esclusione continua ad operare in relazione alle azioni già assegnate prima del giorno in cui le nuove disposizioni sono entrate in vigore, sempre che sussistano le condizioni elencate.













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