Minacce di licenziamento per ottenere vantaggi ingiusti: estorsione!
Corte di cassazione penale, sentenza 25 marzo 2026 n. 11253
Gli amministratori di un’impresa d’istallazione di impianti fotovoltaici erano stati condannati dalla Corte d’appello per estorsione, in quanto accusati di avere ottenuto da alcuni dipendenti stranieri, sotto minaccia di licenziamento, il consenso alla riduzione della retribuzione e ad altre condizioni di lavoro deteriori. Col ricorso per cassazione, gli imputati avevano sostenuto che il fatto accertato avrebbe potuto essere semmai ricondotto alla meno grave fattispecie di cui all’art. 603-bis c.p., concretando uno sfruttamento di manodopera. La Corte, respingendo il ricorso, ricorda che l’estorsione è reato plurioffensivo, in quanto colpisce sia la persona che il suo patrimonio e si caratterizza (e prevale, in quanto reato più grave, secondo l’incipit dell’art. 603-bis c.p.) rispetto allo sfruttamento di manodopera con abuso dello stato di bisogno per l’uso di violenza o minaccia finalizzata a ottenere dal comportamento coartato della vittima un profitto ingiusto a danno altrui; che è appunto quanto ricorrente nel caso esaminato.