Convivenza more uxorio e lavoro subordinato: prova e limiti della presunzione di gratuità

4 Febbraio 2026

Corte di Cassazione, ordinanza 4 febbraio 2026, n. 2281

Tipo di Atto: Giurisprudenza di Cassazione

Una lavoratrice aveva agito per l’accertamento della natura subordinata del rapporto svolto per oltre venticinque anni presso uno studio legale, nonostante la convivenza more uxorio con il titolare, e per il riconoscimento delle relative tutele, inclusi TFR e inquadramento contrattuale. La Corte d’appello aveva riconosciuto la subordinazione e condannato l’erede del professionista al pagamento del TFR. La Cassazione, nel confermare la decisione di merito, ribadisce che: (i) in presenza di una convivenza affettiva opera una presunzione di gratuità delle prestazioni lavorative, ma tale presunzione può essere superata mediante prova rigorosa della subordinazione; (ii) detta prova può desumersi da una pluralità di elementi, quali la corresponsione continuativa di compensi, l’inserimento stabile nell’organizzazione dello studio, l’assenza di rischio economico e riscontri documentali sintomatici dell’eterodirezione; (iii) la valutazione complessiva di tali elementi spetta al giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione coerente e non apparente.