Imponibile contributivo

Modificata il mercoledì, 11 dicembre 2013 11:01 da redazione — Categorizzata come: Previdenza e assistenza

Immagine







Questa voce è stata curata da Alexander Bell





Nozione

Il nostro ordinamento prevede che il finanziamento delle prestazioni previdenziali si realizzi mediante l’imposizione di un prelievo contributivo sulla retribuzione che viene corrisposta al lavoratore.
L’importo della retribuzione sul quale vengono calcolati, sotto forma di quota percentuale, i contributi previdenziali posti a carico del lavoratore e del datore di lavoro costituisce il c.d. imponibile contributivo.

In generale, vanno a comporre l’imponibile contributivo tutti i redditi di lavoro dipendente, ovverosia tutti i redditi che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a domicilio quando è considerato lavoro dipendente secondo le norme della legislazione sul lavoro (art. 49, co. 1, D.P.R. n. 917/1986).

La legge peraltro prevede che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale non possa in ogni caso essere inferiore all'importo delle retribuzioni fissato da leggi, regolamenti e contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero all'importo stabilito da accordi collettivi o contratti individuali, se superiore a quello previsto dal contratto collettivo.
Pertanto, qualora il lavoratore percepisca una retribuzione inferiore a quella fissata dalla legge ovvero dalla contrattazione collettiva, la quota di contributi da versare andrà comunque commisurata alla retribuzione dovuta, anziché a quella effettivamente corrisposta al lavoratore.

La legge individua in modo tassativo le componenti della retribuzione che sono escluse dalla base di calcolo dell’imponibile contributivo.










Compensi che concorrono alla determinazione dell’imponibile contributivo

La regola generale è che l’imponibile contributivo si calcoli tenendo conto di tutte le somme che vengono corrisposte al lavoratore quale compenso della sua attività lavorativa.
Fermo restando il minimale contributivo, rientrano, pertanto, nella base di calcolo dei contributi previdenziali:

La legge prevede una disciplina particolare per quanto riguarda i compensi percepiti dal lavoratore per l’attività svolta in trasferta (art. 51, co. 5, D.P.R. n. 917/1986):

Quanto, invece, alle indennità percepite dai trasfertisti (ovverosia da quei lavoratori che sono tenuti per contratto a prestare la propria attività in luoghi sempre diversi), esse concorrono a formare il reddito imponibile in una misura pari al 50% del loro ammontare.

Per quanto riguarda le somme percepite dal lavoratore in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, la legge anzitutto prevede che non rientrino nell’imponibile contributivo né le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto, né le somme corrisposte al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori.
L’INPS ha peraltro chiarito che in quest’ultima categoria rientrano le somme corrisposte nei casi di prepensionamento; quelle erogate in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato laddove la disciplina contrattuale o legale ponga al datore di lavoro limitazioni al potere di recesso individuale del rapporto di lavoro; le somme erogate per cessazione del rapporto di lavoro a termine prima della scadenza di questo; le somme corrisposte allo scopo di attuare riduzioni di personale attraverso licenziamenti collettivi (Circ. INPS, 24 dicembre 1997, n. 263).

Diversamente, rientrano nell’imponibile contributivo:

Quanto alle somme percepite dal lavoratore per effetto della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento, vale il principio per cui sono assoggettate a contribuzione le somme pagate dal datore di lavoro a titolo di retribuzioni perdute dal lavoratore, mentre sono esenti da contribuzione quelle pagate a titolo risarcitorio.











Particolari categorie di lavoratori

Per talune categorie di lavoratori dipendenti, la legge stabilisce modalità di individuazione della retribuzione imponibile a fini contributivi diverse da quelle ordinarie.

Nel settore edile, in particolare, ferma restando l’applicabilità della disciplina ordinaria in ordine agli elementi della retribuzione da farsi rientrare nell’imponibile contributivo, è previsto che l’ammontare dei contributi debba essere calcolato su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all'orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione (c.d. retribuzione virtuale), a prescindere dalle ore di lavoro effettivamente prestate.
Quand’anche, dunque, l’operaio edile presti la propria attività lavorativa per un numero di ore inferiore, la contribuzione andrà comunque calcolata sulla base della retribuzione che gli sarebbe spettata qualora egli avesse lavorato il numero di ore fissato dalla contrattazione collettiva.

Qualora, tuttavia, il numero di ore lavorate dall’operaio edile sia inferiore a quello indicato dalla contrattazione collettiva a causa di assenze c.d. giustificate (ovverosia le assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili), la contribuzione dovuta torna a calcolarsi in base alla disciplina ordinaria, ovverosia tenendo conto delle sole ore di lavoro effettivamente prestate (e retribuite).

Per i lavoratori dello spettacolo e per gli sportivi, la retribuzione imponibile è determinata secondo le regole ordinarie, fatta eccezione per la previsione di specifici massimali contributivi, che variano a seconda che il lavoratore, al 31 dicembre 1995, abbia o meno maturato un’anzianità contributiva.

In particolare, per i lavoratori dello spettacolo la legge prevede quanto segue:

Per gli sportivi, invece, sono previsti i seguenti massimali contributivi:

Massimali contributivi sono previsti anche per i collaboratori coordinati e continuativi. In particolare, per questa categoria di lavoratori è previsto che sia assoggettata a contributi la sola retribuzione compresa entro il limite, per il 2012, di 96.149 euro annui.