Lavoro domestico - Colf e badanti

Modificata il sabato, 14 gennaio 2017 12:34 da redazione — Categorizzata come: Tipologie contrattuali

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Questa voce è stata curata da Isabella Digiesi






Scheda sintetica

Per prestatori di lavoro domestico, la Legge 2 aprile 1958, n. 339, all'art. 1, intende gli "addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura."
Pertanto per "lavoratore domestico" si intende ogni persona, uomo o donna, che è disposto a prestare a qualsiasi titolo la sua opera per aiutare il funzionamento della vita familiare.

Questo personale può essere:

Il datore di lavoro può essere rappresentato da una singola persona, da un gruppo familiare o da comunità stabili senza fine di lucro (religiose o militari).

La prestazione lavorativa dei domestici è riconducibile al rapporto di lavoro della generalità dei lavoratori subordinati.

Perché il lavoratore possa usufruire delle disposizioni contenute nella legge, le condizioni sono le seguenti:










Fonti normative











Prestazione lavorativa

La prestazione lavorativa dei domestici è riconducibile al rapporto di lavoro della generalità dei lavoratori subordinati.

L’accertamento della natura subordinata del rapporto presuppone la prova che sia stato stipulato, sia pure per fatti concludenti, un contratto di lavoro subordinato (Trib. Milano 5 luglio 2000, in Lavoro nella Giur., 2001, 189).

La prestazione deve avere una sua continuità, non essere quindi puramente occasionale e deve essere resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro (convivenza con la famiglia del datore di lavoro con eventuale fruizione del vitto e dell’alloggio).
Può svolgersi con servizio parziale, ad esempio a ore, oppure tutti i giorni della settimana o solo in alcuni.

La continuità e la prevalenza della prestazione lavorativa, peraltro non hanno alcun rilievo ai fini della tutela previdenziale: l’obbligo contributivo sussiste qualunque sia la durata della prestazione svolta (art. 1 DPR 1403/71).

I prestatori di lavoro domestico sono suddivisi in lavoratori con mansioni impiegatizie oppure operaie.











Categorie di lavoratori domestici

Il contratto nazionale di lavoro vigente prevede quattro distinte categorie per l’inquadramento dei lavoratori domestici, a seconda del livello di istruzione e del grado di professionalità richiesto:

Generalmente le colf possono instaurare con il proprio datore di lavoro tre tipi di contratto a seconda dell’impegno richiesto:










Modalità di comunicazione dell’assunzione

A partire dal 29 gennaio 2009, la Legge n. 2/2009, art. 16 bis, comma 11, ha semplificato la normativa di assunzione per i datori di lavoro domestici: l’Inps diventa il destinatario delle comunicazioni di assunzione, della cessazione (dimissioni o licenziamento), della trasformazione e della proroga del rapporto di lavoro del personale domestico, e pertanto non è più necessario effettuarle ai Centri per l’impiego (così come previsto per tutti gli altri lavoratori ai sensi dell’art. 9 bis, della Legge n. 608/1996 come modificato dalla Legge n. 296/2006).

L’Inps d’ufficio comunicherà tutti i dati ai Centri per l’impiego, al Ministero del Lavoro, all’Inail ed alla Questura, quest’ultima per i lavoratori extracomunitari, assolvendo a tutti gli obblighi legali nei confronti degli Enti ed Istituti richiamati (art.4 bis, c.6, D.Lgs. n. 181/2000).

La comunicazione deve essere eseguita attraverso documentazione avente data certa di trasmissione e deve almeno indicare:





Lavoratori italiani o dell’Unione Europea

Il datore di lavoro può assumere direttamente il lavoratore domestico italiano dopo avere concordato gli elementi del rapporto di lavoro.
I cittadini stranieri provenienti da paesi aderenti all’UE devono invece, uniformarsi per l’assunzione alla normativa italiana ed ottenere il certificato di soggiorno.





Lavoratori extracomunitari

Le procedure di assunzione sono diverse a seconda che il lavoratore si trovi già sul territorio italiano, con regolare permesso di soggiorno, o si trovi ancora nel suo paese:

Nella domanda il datore di lavoro deve:

Verificata l’esistenza dei requisiti reddituali e delle condizioni contrattuali, è rilasciata l’autorizzazione e il datore di lavoro deve chiedere il nullaosta alla Questura.

L’autorizzazione completa di nullaosta, deve essere spedita al lavoratore nel Paese di residenza, in modo che egli possa esibirla alle autorità diplomatiche o consolari italiane del posto per ottenere il visto di ingresso in Italia.
L’autorizzazione è revocata se non viene utilizzata entro sei mesi dalla data del rilascio.





Documenti del lavoratore

All’atto di assunzione il lavoratore deve consegnare al datore di lavoro i documenti necessari previsti dalla legge e presentare in visione i seguenti documenti:





Lettera di assunzione

Il datore di lavoro deve rilasciare al lavoratore una apposita lettera di assunzione dalla quale risultino i seguenti elementi:

I patti fissati tra le parti, in genere verbalmente, non possono derogare alle disposizioni di legge.
La lettera di assunzione, firmata dal lavoratore e dal datore di lavoro, deve essere scambiata tra le parti.










L’assicurazione obbligatoria Inps

Il datore di lavoro, al fine di versare i contributi dovuti per legge, è tenuto a presentare all’Inps la denuncia di assunzione, inoltrando la domanda (modulo LD 90), entro il decimo giorno successivo alla scadenza del trimestre nel corso del quale è avvenuta l’assunzione, agli Uffici Inps e agli Enti di Patronato.

Ovviamente la denuncia di assunzione deve essere presentata comunque, anche se sono trascorsi i termini; in questo caso però la legge prevede per il ritardo l’applicazione di una sanzione amministrativa nei confronti del datore di lavoro.

L’obbligo di assicurare la lavoratrice presso l’Inps, per poter garantire la pensione, l’indennità di maternità, gli assegni familiari, le rendite da malattie professionali e infortuni, sussiste anche se la colf o la badante è già assicurata presso un altro datore di lavoro o per un’altra attività.
I versamenti vanno fatti, poi, anche se la lavoratrice è già pensionata o è di nazionalità estera.











Contributi

In base alla denuncia iniziale del rapporto di lavoro, l’Inps provvede ad aprire una posizione assicurativa a favore del lavoratore domestico e ad inviare al datore di lavoro un blocchetto di bollettini di conto corrente postale per il versamento dei contributi.

I contributi coprono tutte le assicurazioni previdenziali:

L’importo dei contributi da versare è rapportato alla retribuzione corrisposta al prestatore di lavoro e, ovviamente, al numero delle ore di lavoro prestate.

Risulta necessario tener conto che:

I contributi sono dovuti nella stessa misura per tutti i lavoratori domestici (comunitari ed extracomunitari).

I contributi si versano ogni trimestre:











L’assicurazione Inail

Colf e badanti hanno diritto alle indennità relative all’assicurazione per malattie professionali ed infortuni; infatti una quota dei contributi versati all’Inps riguarda anche l’assicurazione Inail.

In caso di infortunio sul lavoro, a colf e badanti spettano le seguenti prestazioni:

L’importo di tutte queste indennità è rapportato alla classe di contribuzione oraria sulla quale sono versati i contributi Inps.

Nel caso in cui la prognosi dell’infortunio sia stabilita per un periodo inferiore a quattro giorni, e quindi non sia prevista alcuna prestazione a carico dell’Inail, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere alla lavoratrice la retribuzione pattuita, compresa l’eventuale indennità di vitto e alloggio.










Periodo di prova

I prestatori di lavoro possono essere soggetti ad un periodo di prova regolarmente retribuito che è di trenta giorni di lavoro effettivo per la prima e seconda categoria e di otto giorni di lavoro effettivo per le altre categorie.

Il prestatore di lavoro che abbia superato il periodo di prova senza aver ricevuto disdetta si intende automaticamente confermato.

Durante il periodo di prova il rapporto può essere risolto senza preavviso, ma con il pagamento della retribuzione e delle eventuali competenze accessorie corrispondenti al lavoro prestato.
Il periodo di prova va computato a tutti gli effetti nell’anzianità.










Orario di lavoro

La legge non fissa limiti alla durata della prestazione lavorativa, che sono invece esattamente individuati dal contrato collettivo.

La durata della prestazione lavorativa si distingue in orario intero e orario ridotto, a ore e assistenza notturna.

Nel caso di lavoro a tempo pieno la durata normale dell’orario di lavoro è quella concordata tra le parti; la stesa non può comunque superare il limite massimo settimanale di:

Il tempo necessario alla consumazione del pasto è concordato tra le parti e non viene computato nell’orario di lavoro.





Riposi

Il lavoratore domestico convivente ha diritto ad un riposo giornaliero di almeno 11 ore consecutive nell’arco della stessa giornata e, qualora il suo orario giornaliero non sia interamente collocato tra le ore 6 e le ore 14, oppure tra le ore 14 e le ore 22, ad un riposo intermedio non retribuito, normalmente nelle ore pomeridiane, non inferiore alle 2 ore giornaliere di effettivo riposo.

E’ consentito il riposo consensuale e a regime normale di eventuali ore non lavorate, in ragione di non più di 2 ore giornaliere.

Il riposo settimanale è pari ad una giornata intera normalmente coincidente con la domenica, o a due mezze giornate, una delle quali di domenica.










Le ferie

Nell’interesse dei datori di lavoro e dei dipendenti ogni anno deve essere garantito ai lavoratori domestici un periodo di riposo, dei giorni di ferie continuativi per recuperare energie fisiche e psichiche.

Al momento dell’assunzione il datore di lavoro si accorda con il lavoratore sul periodo dell’anno in cui godere delle ferie.
Solo i lavoratori stranieri possono chiedere di cumulare le ferie di due anni così da programmare con più comodità il rientro nel Paese d’origine.

I giorni di ferie non goduti, possono essere spesi in un altro periodo.

Quando il rapporto di lavoro termina, le ferie non godute devono essere corrisposte economicamente. Non rientrano nel periodo di riposo i giorni di malattia o infortunio e le festività nazionali.











La retribuzione

La retribuzione dei lavoratori domestici comprende:

L’indennità sostitutiva di vitto e alloggio, quando è dovuta, va sommata alla retribuzione effettiva, sia ai fini della tredicesima mensilità, sia per il TFR e ai fini contributivi.

Il datore di lavoro, contestualmente alla corresponsione periodica della retribuzione, deve predisporre un prospetto paga in duplice copia, una per il lavoratore, firmata dal datore di lavoro, e l’altra per il datore di lavoro, firmata dal lavoratore.










Risoluzione del rapporto di lavoro

Il rapporto di lavoro domestico può risolversi per una delle seguenti cause:





Preavviso

I termini di preavviso cui sono tenute le parti del rapporto sono fissati in relazione all’anzianità di servizio maturata presso lo stesso datore di lavoro:

Tali termini sono ridotti del 50% in caso di dimissioni del lavoratore.

Nel caso di mancato preavviso è dovuta l’indennità sostitutiva, pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso spettante.

Nell’ipotesi di licenziamento (non disciplinare) e qualora il datore di lavoro ritenga di esonerare il lavoratore dalle prestazioni nel periodo di preavviso, spetta allo stesso il corrispettivo per questo arco di tempo.






Trattamento di fine rapporto

Alla cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore domestico ha sempre diritto alla liquidazione, anche se il lavoro è precario, saltuario e di poche ore la settimana.
Ciò anche nel caso di lavoro in prova.

Per calcolare le somme dovute a titolo di trattamento di fine rapporto, bisogna tenere conto della:





Adempimenti del datore di lavoro

Alla cessazione del rapporto di lavoro il datore di lavoro deve:











Casistica di decisioni della Magistratura in tema di lavoro domestico

  1. La sussistenza di un legame meramente affettivo tra le parti, estraneo all’ambito familiare (ossia, ai vincoli di coniugio, parentela o affinità), non rende operante alcuna presunzione di gratuità della prestazione di lavoro (nella specie, domestico). (Cass. 16/6/2015 n. 12433, Pres. Vidiri Est. Venuti, in Riv. It. dir. lav. 2016, con nota di Roberto Voza, “Lavoro domestico e presunzione di gratuità: non basta l’affetto”, 150)
  2. Per l’individuazione del datore di lavoro, al criterio dell’apparenza del diritto il giudice deve preferire il criterio dell’effettività del rapporto, in quanto la subordinazione è la soggezione del lavoratore all’altrui effettivo potere direttivo, organizzativo, di controllo e disciplinare. (Nella specie, una lavoratrice aveva reso prestazioni domestiche in favore di un’anziana, ma, nel corso del rapporto, aveva sempre osservato le direttive della di lei figlia, da questa percependo la retribuzione; la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito, correggendone tuttavia la motivazione, nel senso che la legittimazione passiva della figlia era fondata sull’effettività del potere direttivo da lei esercitato e non – come ritenuto dal giudice territoriale – sull’apparenza giuridica determinata dalla sua condotta). (Cass. 5/3/2012 n. 3418, Pres. De Luca Rel. Tria, in Lav. nella giur. 2012, 504)
  3. Lo svolgimento dell’attività di amministratore di s.r.l. da parte di un pensionato, obbliga lo stesso soggetto all’iscrizione al fondo previdenziale commercianti. L’esistenza della prevalenza dell’attività professionale è da ritenersi implicitamente esistente per mancanza di altra attività lavorativa produttiva di reddito. A questi fini è irrilevante il reddito da pensione. (Trib. Forlì 12/5/2010 n. 96, Giud. Angelini Chesi, in Lav. Nella giur. 2011, con commento di Domenico Mesiti, 310)
  4. La presunzione di onerosità di qualsiasi attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro subordinato, basata sui criteri della normalità, dell'apparenza e della buona fede, ispirati alla tutela del ragionevole e legittimo affidamento della parte interessata, può essere superata esclusivamente con una prova rigorosa del contenuto di una diversa relazione tra le parti. Nel caso di specie, non è in contestazione l'espletamento di prestazioni oggettivamente configurabili come tipiche del lavoro domestico, potendo essere esclusa la sussistenza del dedotto rapporto di lavoro subordinato, solo dall'accertamento in concreto di una situazione tale da raffigurare un diverso rapporto tra le parti, privo del carattere di onerosità. In particolare, la circostanza dello svolgimento di attività extralavorative, non è incompatibile con il vincolo della subordinazione. (Cass. 7/8/2008 n. 21365, in Orient. giur. lav. 2008, 79)
  5. Al personale addetto ai lavori domestici, in ispecie se con funzioni direttive in quanto preposto alla sovrintendenza del lavoro degli altri addetti alla casa, non spetta il compenso per lavoro straordinario, escluso espressamente dall'art. 1 del r.d.l. n. 692 del 1923, disposizione da ritenersi, in mancanza di espressa o implicita abrogazione (che si realizza in caso di nuova completa disciplina della materia), pienamente vigente, restando sconosciuto, nel nostro ordinamento, il principio di desuetudine delle norme scritte. La durata dell'impegno, peraltro, è idonea a integrare un ulteriore parametro per la determinazione della retribuzione adeguata ai sensi dell'art. 36 Cost., dovendosi, a tal fine, tenere pure conto della possibile esistenza di periodi di attesa e della conseguente effettiva continuità dell'attività lavorativa del personale e del correlato nimpegno di direzione. (Nella specie, relativa all'attività di maggiordomo o capo cameriere presso un palazzo principesco, la S.C., nel riformare la sentenza, ha rilevato che nel nostro sistema, di diritto scritto, non può essere invocata la desuetudine per ritenere inapplicabile una pur risalente disposizione, ferma la possibile rilevanza del maggior impegno ai fini dell'art. 36 Cost.). (Cass. 9/6/2008 n. 15150, in Orient. giur. lav. 2008, 79)
  6. In tema di lavoro domestico, la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro effettuata dal giudice di merito è censurabile in sede di legittimità soltanto limitatamente alla scelta dei parametri normativi di individuazione della natura subordinata o autonoma del rapporto, mentre l'accertamento degli elementi, che rivelano l'effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto attraverso la valutazione delle risultanze processuali e che sono idonei a ricondurre le prestazioni a uno dei modelli, costituisce apprezzamento di fatto che, se immune da vizi giuridici e adeguatamente motivato, resta insindacabile in Cassazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso l'esistenza di subordinazione in considerazione della natura del tutto sporadica e occasionale dell'attività, espletata dal lavoratore in assenza di ordini specifici e di un costante controllo datoriale). (Cass. 27/7/2007 n. 16681, Pres. Sciarelli Est. Miani Canevari, in Lav. nella giur. 2008, 191)
  7. L'individuazione dell'esistenza di un rapporto di lavoro domestico si basa su parametri individuati dall'interpretazione giurisprudenziale. La sussistenza di un rapporto di lavoro domestico comporta, nel caso di recesso, l'applicazione della disciplina del licenziamento ad nutum, con l'unica limitazione rappresentata dall'obbligo di preavviso. Non sussiste pertanto obbligo a carico del datore di lavoro di risarcire il danno alla lavoratrice licenziata. (Corte d'appello Torino 11/6/2003, Pres. Peyron Est. Grillo Paquarelli, in Lav. nella giur. 2004, 86)
  8. Rientra nello schema di contratto a favore di terzo il contratto di lavoro domestico stipulato dalla figlia del beneficiario avente per oggetto la cura della persona e della casa del padre, persona cieca ed anziana; sussiste pertanto la legittimazione passiva in capo alla stipulante in relazione all'adempimento degli obblighi contrattuali. (Trib. La Spezia 1/8/2002, Est. Panico, in D&L 2002, 939)